Digaonthemic, un’identità musicale senza etichette

Prima Andrea, poi Digaonthemic. Due dimensioni che convivono anche in “Cantautorap”, un disco in cui rap, reggae e cantautorato si incontrano senza seguire confini precisi. Linguaggi diversi che l’artista utilizza a seconda di ciò che vuole raccontare e del momento che sta vivendo.

In questo percorso, “Soundbwoy” rappresenta il lato più leggero e spensierato di Digaonthemic. Il brano nasce dai ricordi dei primi concerti, dagli amici e dalle notti d’estate trascorse ad ascoltare musica. Allo stesso tempo racconta il suo modo di vivere la musica: senza schemi rigidi, lasciandosi contaminare da esperienze e sonorità diverse e continuando a sperimentare nella scrittura e nel suono.

Il titolo “Cantautorap” mette insieme due mondi che per molto tempo sono stati considerati separati. Quando hai capito che potevano convivere nella tua musica?
Quando ho smesso di cercare il mio percorso musicale, perché non siamo noi a scegliere che musica fare, è lei a farlo, credo che un progetto con più contaminazioni con un filo logico possa rendere il risultato finale più ricco.
La vera ricchezza è farsi influenzare da più culture diverse possibili, riuscire a farle tue per poi creare qualcosa di nuovo, di personale, senza seguire le regole che il mercato ti impone.

“Soundbwoy” è uno dei momenti del disco in cui il ritmo prende maggiormente il sopravvento. Avevi bisogno di alleggerire il racconto oppure era una scelta già prevista nella costruzione dell’album?
Il reggae e la dancehall mi hanno accompagnato fin da bambino insieme al rap e al cantautorato italiano, dovevano fare parte di questo progetto, sicuramente è la parte più leggera, più felice del disco, perché racconta di quei momenti magici che ho vissuto con i miei amici.
Gli anni della giovinezza, delle notti d’estate all’aperto ad ascoltare musica, a ridere e a parlare di vita.

Quanto è importante per te che un disco abbia variazioni di atmosfera senza perdere una propria identità?
Molto, perché credo che un artista sia libero di raccontare più sfaccettature della propria persona senza dover alcun limite, credo che il bello della musica è che si ascolta in momenti diversi della giornata ma soprattutto con diversi stati d’animo, c’è una canzone per tutto, basta cercarla.
Se un artista sa di essere forte con certe canzoni, non deve limitarsi solo a quello, il segreto è esserne consapevole ma ricercare sempre qualcosa di nuovo sia a livello di scrittura sia a livello musicale.

Nel tuo modo di scrivere quanto pesa oggi la tradizione cantautorale e quanto, invece, il linguaggio del rap?
Sicuramente il rap italiano mi ha insegnato a scrivere, a comprendere il flow, la metrica e che ogni parola ha un suono, il cantautorato mi ha insegnato a cantare, a raccontare ciò che vivevo e ciò che vedevo attorno a me.
Il reggae a usare l’anima quando canto e scrivo, lasciandomi andare cantando ciò che ho dentro.

Ti riconosci ancora nelle definizioni di genere oppure “Cantautorap” nasce anche dal desiderio di sottrarti alle etichette?
Sì, Cantautorap è un insieme di generi, un progetto che non vuole etichette o il primato, vuole rimanere nel tempo.
Ero stanco di dover rispettare certe regole, se amavo più generi non dovevo sceglierne uno, ma farmi influenzare da tutti cercando poi di creare qualcosa di nuovo, qualcosa che rappresentasse Andrea ancora prima di Digaonthemic.

Se dovessi indicare ciò che “Soundbwoy” racconta di te e che gli altri brani del disco non mostrano, quale aspetto sceglieresti?
La mia parte felice e serena, il mio lato festaiolo e da amante della musica, il ragazzino che andava ai suoi primi live ascoltando dal vivo gli artisti che avevano e stavano scrivendo la storia mondiale di questo genere.
Se ripenso ai live che ho avuto la fortuna di ascoltare mi vengono i brividi, perché questi artisti sono dei colossi, verranno ricordati per sempre e tra 100 anni ci saranno persone che pagherebbero per poter vivere ciò che ho vissuto io, un po’ come con chi ha avuto la fortuna di ascoltare dal vivo Bob Marley.